Il seno è forse l’elemento del corpo che caratterizza più degli altri la sensualità e la femminilità di una donna.
Un bel seno può essere definito tale quando raggiunge il giusto livello di proporzioni non solo tra i due seni ed il torace, ma con l’intero corpo.
Risulta per questo doveroso, effettuare una accurata valutazione del paziente per poter comprendere al meglio la tecnica chirurgica e la tipologia di protesi piu idonea per le caratteristiche della paziente.

ACIDO IALURONICO MOLECOLARE

Dopo un iniziale entusiasmo, l’utilizzo di questa metodica mini-invasiva, è ormai in disuso, a causa delle difficoltà diagnostiche che può generare questo materiale dopo circa un anno dall’impianto. L’acido ialuronico macromolecolare può andare incontro infatti, a micro-calcificazioni difficilmente distinguibili, nelle indagini radiologiche di routine, da alcuni carcinomi mammari. Resta comunque un trattamento confinato a casi limite, come il riempimento di piccole zone o la correzione di piccole asimmetrie, non è di certo il trattamento di elezione per aumenti cospicui del volume mammario.

  • Indicazioni: piccole correzioni volumetriche
  • Vantaggi: consente un rapido miglioramento di inestetismi di scarsa entità
  • Svantaggi: può dare delle difficoltà diagnostiche, deve essere ripetuto
  • Anestesia: locale
  • Convalescenza: lieve edema per 24 ore

LIPO-FILLING

Questa tecnica chirurgica sfrutta un principio abbastanza semplice; il trapianto di grasso autologo. Anche in anestesia locale è possibile infatti prelevare da una zona donatrice (generalmente l’addome, ma anche ginocchia o culotte de cheval) un quantitativo di tessuto adiposo che previo accurato trattamento, verrà contestualmente iniettato nella zona donatrice, in questo caso il seno. C’è da specificare che il grasso non è solo un mero materiale naturale per apportare un riempimento o voluminizzazione del seno, ma il suo elevato contenuto di cellule staminali rende questa metodica il gold standard per alcune patologie come esiti cicatriziali, retrazioni post radioterapia, lipodistrofie ed infine piccole voluminizzazioni del seno. Inoltre il tessuto adiposo (della zona donatrice) è tendenzialmente meno responsivo al dimagrimento anche dopo diete più o meno ferree, in quanto geneticamente dotato di recettori ormonali che lo rendono scarsamente attaccabile durante il digiuno, questo spiega sia il perché è difficile dimagrire in alcune zone del corpo rispetto ad altre e sia perché il grasso una volta impiantato ha una vita più lunga rispetto al grasso normalmente presente nella zona ricevente. Un pò come il trapianto di capelli, la trasposizione di cellule geneticamente più longeve, rende il risultato del lipofilling più duraturo.
Il tessuto adiposo come ogni tessuto, necessita per sopravvivere di un buon grado di nutrizione ossia di un giusto quantitativo di sangue che raggiunge l’area ricevente. Variazioni di questo afflusso sanguigno possono determinare una alterazione del risultato stesso, facendo si che il trattamento necessiti di essere ripetuto anche a distanza di tempo. Per questo il quantitativo ideale di tessuto adiposo da poter impiantare per sessione non è comunque sufficiente per avere importanti aumenti di volume della regione mammaria.

  • Indicazioni: esiti cicatriziale, radioterapia, aumenti del volume di media entità
  • Vantaggi: tecnica mininvasiva che consente di avere un immediato ripristino dell’attività lavorativa
  • Svantaggi: imprevedibilità del grado di attecchimento del grasso, potrebbe necessitare di più sessioni di trattamento
  • Anestesia: locale e/o locale con sedazione
  • Convalescenza: circa 24/48 ore

PROTESI: MASTOPLASTICA ADDITIVA

Rappresentano senza ombra di dubbio la scelta più idonea per quelle pazienti che vogliano avere un aumento considerevole e duraturo nel tempo, del volume mammario. La scelta delle protesi è un momento fondamentale. Non si basa solo sulla sommaria esigenza della paziente, spesso bombardata da distorte informazioni mediatiche o da previsioni irreale del risultato finale, ma deve far riferimento ad una canoni estetici oggettivi che vengono ricavati da misurazioni ben precise. Bisogna infatti, considerare una serie di parametri come l’altezza della paziente, la sua struttura del torace, la base della ghiandola mammaria, le proporzioni del corpo etc. tutto questo ha come obiettivo quello di individuare la protesi disegnata e creata per ogni singola paziente. Attualmente infatti, esistono differenti protesi distinte non soltanto per volume ma anche coesività del gel, proiezione, altezza, larghezza, morbidezza, peso. E’ limitativo quindi, distinguerle scolasticamente solo in protesi anatomiche o rotonde essendo il mondo delle protesi mammarie cosi complesso e variegato.
Accessi per l’inserimento della protesi
Sommariamente possiamo dividere gli accessi per l’inserimento delle protesi mammarie in quattro parti:

  • Sotto-mammario;
  • Peri-areolare;
  • Ascellare
  • Ombelicale

Quest’ultimo è da escludersi in quanto utilizzato per delle protesi saline statunitensi, delle prime tre preferisco utilizzare l’accesso sotto-mammario perché consente un migliore e più pratico approccio al piano sotto-muscolare (piano nel quale deve essere correttamente inserita la protesi) con un tasso di infezioni intraoperatorie più basso senza creare ulteriori traumatismi alla ghiandola mammaria, che risulta essere preservata nell’atto chirurgico. Inoltre questo accesso che già di per sé implica una ottima qualità degli esiti cicatriziali, può essere integrato nel post operatorio con delle tecniche laser, che garantiscono una quasi totale cancellazione del passaggio chirurgico. Affinchè la protesi mammaria possa conferire un aspetto quanto più naturale possibile è necessario, impiantarla in una tasca parzialmente sotto-muscolare. Con questa tecnica chiamata dual plane, avremo il vantaggio di avere un risultato stabile, in assenza di “gradini” così tanto antiestetici.
La stabilità del risultato è data dal fatto che il muscolo che copre la protesi nella sua porzione superiore funge da sostegno per la protesi stessa, che se fosse impiantata in un piano più superficiale (sotto-ghiandolare) sarebbe destinata inevitabilmente a scivolare verso il basso, costringendo la paziente a distanza di poco tempo dall’intervento di mastoplastica additiva, ad effettuare un nuovo intervento di lifting del seno.

  • Indicazioni: aumenti volumetrici della mammella
  • Vantaggi: importanti aumenti volumetrici del volume del seno, prevedibilità e stabilità del risultato
  • Svantaggi: discreta convalescenza
  • Anestesia: sedazione
  • Convalescenza: circa 2 settimane nelle quali i movimenti soprattutto della regione superiore del corpo saranno limitati

LIFTING DEL SENO

Spesso cali ponderali improvvisi, gravidanze o il semplice fisiologico invecchiamento tessutale, possono essere tutti fattori che determinano una progressiva perdita del quantitativo di grasso presente nel seno e una riduzione del trofismo della struttura ghiandolare con una complessiva riduzione di tutto il volume del cono mammario. Inoltre c’ è da sottolineare che la ghiandola mammaria è sostenuta, nella sua posizione originale, da strutture legamentose (legamenti di COOPER), che come una sorta di “tiranti” le garantiscono l’adesione ai piani sottostanti, ossia la fascia tendinea del muscolo pettorale; con il passar del tempo si assiste ad un loro progressivo rilassamento, che in associazione alla perdita di volume del seno, determina uno scivolamento verso il basso della ghiandola. Si genera anche una concomitante perdita di tono e di elasticità della cute, che si presenta a distanza di tempo, come un contenitore “svuotato” del suo contenuto. Si delineano quindi le indicazioni per effettuare in associazione ad un aumento volumetrico del seno, anche di un lifting mammario. individuiamo scolasticamente differenti tipi di lifting del seno che sono anche correlabili a differenti livelli di rilassamento tessutale

ROUND BLOCK

Questa tecnica chirurgica trova indicazioni in cedimenti tessutali lievi, quando la ghiandola ha solo iniziato il suo scivolamento verso il basso, oppure quando si vogliano simmetrizzare o ridurre le aureole. Nella fase che precede l’intervento vengono disegnati due anelli concentrici uno di maggior dimensioni, pari al quantitativo di cute che si vuole eliminare, uno più interno che definisce la circonferenza del nuovo capezzolo. Una volta eliminata la cute presente tra i due disegni si uniscono i due disegni concentrici e si ottiene cosi, un sollevamento del seno o lifting. Questa metodica spesso viene associata ad una mastoplastica additiva che aumentando la proiezione del seno consente un effetto lifting aggiuntivo.

  • Indicazioni: lievi cedimenti strutturali, aureole limitatamente divergenti e asimmetriche
  • Anestesia:locale/sedazione
  • Vantaggi: consente in assenza di cicatrici visibili esternamente, ma solo intorno alla circonferenza del capezzolo, di liftare il seno
  • Convalescenza: circa 2 settimane, nelle quali verranno effettuate medicazioni e si dovrà indossare un reggiseno contenitivo

MASTOPESSI A T INVERTITA

Questa metodica consente di ottenere importanti sollevamenti della struttura ghiandolare e del complesso areola capezzolo e di simmetrizzare severe asimmetrie. Viene inoltre utilizzata spesso nelle contratture capsulari o nelle correzioni chirurgiche di interventi mal riusciti. Prima di effettuare l’intervento, viene effettuato un accurato disegno pre-operatorio che definisce la cute in eccesso da rimuovere e la nuova posizione del capezzolo. Il tessuto cutaneo in esubero viene eliminato a discapito di cicatrici sia intorno alla nuova areola sia verticalmente che lungo il solco mammario. Gli esiti cicatriziali già di per sé ottimi, possono essere trattati a guarigione avvenuta, con delle apparecchiature elettromedicali come il laser co2 frazionato, che progressivamente possono portare ad una progressiva e definitiva risoluzione dell’inestetismo.

  • Indicazioni: ptosi mammarie di grado moderato-severo, asimmetrie sia del volume mammario che del complesso areola-capezzolo
  • Vantaggi: tramite una corretta valutazione geometrica pre-operatoria consente di migliorare molto l’aspetto di un seno cadente e ottenere risultati gradevoli e predicibili
  • Svantaggi: esiti cicatriziali dal bordo inferiore del capezzolo fino al solco mammario con un’altra cicatrice che si delinea a ridosso del solco mammario
  • Anestesia: sedazione
  • Convalescenza: circa 2 settimane, nelle quali verranno effettuate medicazioni e si dovrà indossare un reggiseno contenitivo

LIFTING MAMMARIO INTERNO

questa innovativa metodica di chirurgia estetica si pone come obiettivo quello di “sollevare “il seno dall’interno, diminuendo cosi al minimo, il quantitativo di cicatrici esterne visibili.
Si basa sullo scollamento della ghiandola mammaria che viene liberata dal sistema di adesione con il piano piu’ profondo ossia quello muscolare e il riposizionamento della stessa, tramite dei punti di sutura, più superiormente. Viene poi inserita una protesi “push-up “in doppia camera di gel: questa protesi chiamata DIAGON GEL (POLYTECH) è costituita in pratica, da due compartimenti di silicone a differente coesività, consistenza, che hanno la capacita di contribuire al lifting mammario interno, spingendo il seno verso l’alto. L’ unica incisione visibile resterà quindi quella dell’accesso chirurgico, che puo ‘ essere effettuato dal solco mammario oppure periareolare . l’incisione intorno al capezzolo viene generalmente effettuata quando si necessità di potenziare l’effetto lifting del seno con la correzione dell’eccesso di cute, con la metodica di mastopessi con round-block.

  • Indicazioni: lieve/ moderate ptosi mammarie, asimmetrie
  • Vantaggi:
  • Svantaggi: non consente di effettuare un lifting mammario in casi severi
  • Anestesia: locale con sedazione
  • Convalescenza: circa 2 settimane, nelle quali la paziente dovrà ridurre l’attività sportiva e le attività quotidiane che richiedono sforzo muscolare della regione superiore del corpo

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